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118: ancora sulla questione dei paramedici
«Non approvo la sua 'invasione di campo' in quanto non Le riconosco l'autorità o l'esperienza necessaria a valutare la professionalità mia o dei miei colleghi finchè non verrà a lavorare nella realtà di strada».
11.09.2008 - Un lettore torna sulla questione della formazione degli autisti-soccorritori prendendo spunto da una precedente lettera seguita da nostra risposta. Eccola: -----------
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Caro direttore del sito MedPress,
e in merito alla sua epistola (http://www.medpress.it/news/articolo.php?id=356), mi pregio risponderLe.
Entro nel merito.
1. Non approvo la sua 'invasione di campo', in quanto non Le riconosco l'autorità o l'esperienza necessaria a valutare la professionalità mia o dei miei colleghi finchè non verrà a lavorare nella realtà di strada;
2. Il nostro scopo è di evolverci in due figure professionale (Emergency Medical Technician o EMC e paramedico, se riesce, come me, a leggere fluentemente l'inglese le consiglio di leggere le due voci della Wikipedia che le descrivono) che esiste in tutte le nazioni civilizzate (USA, Germania, GB, Canada, etc) dalle quali, guarda caso, importiamo a piene mani tecniche, le linee guida e tecnologia, anche se vedo con dispiacere, se si iniziano a sfiorare gli interessi delle due 'caste sacre' di medici o IP, si inizia a insinuare che gli A/S siano semi-analfabeti, o peggio. Le dirò... nella piccola realtà della mia postazione, ci sono solo 9 diplomati, 1 laureato, 2 iscritti all'università...
3. Costi: noto con piacere che Lei ha le idee confuse, il costo della formazione deve essere assorbito dall'azienda, in quanto, da tre anni omette la voce 'formazione continua' (questo le ricorda qualcosa?), la differenza di livello economico che ci sarebbe tra l'attuale autista-porta borsone del medico e paramedico sarebbe compensata dal risparmio sulla figura dell'IP, ma questo è eresia, immagino... ma visto che ormai gli IP vengono (a loro dire) solo per spirito di servizio e non per la misera paga attuale, forse sarebbe qualcosa che porterebbe un risparmio finale di diversi milioni di euro e un 118 di livello europeo.
4. Mi permetto di chiarirle le idee in merito alla formazione statunitense, visto che è quella che Lei cita: è assolutamente libera, non militare o paramilitare, i corsi per EMC (che sono di 4 livelli: base, intermedio/85, intermedio/99, P o paramedico) sono dei corsi forniti da qualunque college di provincia. nello specifico sono dei corsi semestrali o annuali visto che il corso base conta 120 ore di teoria e 120 di pratica (se guarda il programma è praticamente identico a quello del soccorritore volontario), l'intermedio 200-400 ore e oltre 1000 per il paramedico, più 48 ore annuali di formazione continua. Probabilmente, la Sua idea sull'origine militare dei colleghi è legata al fatto che i giovani americani, per risparmiare sui costosissimi college, utilizzano i corsi interni dell'esercito, per formarsi, e poi utilizzarli nel mondo del lavoro, poichè il ciclo completo per diventare paramedico, come utente privato costa oltre 30000 $ solo in tasse.
5. Lei eccepisce sull'esistenza di LSU tra noi. Premesso che sono un numero assolutamente insignificante (160 su 3200, circa il 5%), ma chi è LEI per sindacare sulla loro assunzione o impiego? li preferirebbe a fare i contrattisti in comune? oppure, adesso che si sono integrati nei loro equipaggi e fanno il loro onesto e produttivo lavoro, stanno bene dove sono?
6. Il suo quarto punto. Le ricordo che le ambulanze medicalizzate sono circa il 30%. E il problema di fondo che sta affrontando la regione non è il loro utilizzo, ma come risparmiare qualche decina di milioni di euro.
Mi permetto di obiettare che la Sua opinione in merito a terapia precoce a domicilio o eventuale rifiuto di ospedalizzazione da parte del medico è piuttosto favolistica: si faccia dare qualche statistica da una centrale 118, scoprirà l'efficienza dei mezzi medicalizzati, per esempio, che il tasso di ospedalizzazione a seguito di chiamata è oltre il 90%, a differenza di una unità Bravo, che magari sta intorno al 60-80%.
E che spesso le chiamate al 118 nascondono ricoveri programmati o tentativi di risparmio su esami e accertamenti non urgenti. Sprechi che verranno eliminati solo con introduzioni di ticket su codici verdi o bianchi.
Concludo, quello di cui abbiamo bisogno oggi è razionalizzazione e linearizzazione di procedure e incarichi, e dubito moltissimo che un eterogeneo comitato di volenterosi, dai quali sono 'casualmente' stati esclusi gli addetti ai lavori, cioè medici, IP, operatori di centrale e soccorritori riesca a tirare fuori dal 'cilindro' la soluzione ai problemi, peraltro in altri 15 giorni.
Saluti
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Gentile amico,
vedo che la questione la tocca in modo particolare in quanto - è evidente - lei opera nel settore. Con molta eleganza si è premurato di farmi sapere il suo interrogativo su chi possa essere io da avere "l'autorità o l'esperienza necessaria" per titolarmi a valutatore della professionalità sua e dei suoi colleghi e ciò fino a quando io non venga "a lavorare nella realtà della strada".
A prescidendere che la questione precedentemente trattata era su argomentazioni di ordine generale per ciò che riguarda la formazione e particolare su questioni relative al risparmio, non posso esimermi dal farle notare quanto sia superfluo ed inutile gettare la cosa su chi sia legittimato o meno ad esprimere opinioni, per di più quando è "richiesta" autorevolezza (e non autorità!) ed esperienza.
Che dirle? Chi scrive è medico di emergenza sanitaria in servizio dal 2000 nel SUES118 siciliano con oramai migliaia di ore di servizio sulla strada, preceduta da esperienza di pronto soccorso e guardia medica, animatore di formazione ECM per medici della regione Sicilia, che ha preso parte (per fortuna solo parzialmente) proprio alla formazione di autisti e soccorritori (ma per fortuna presso volontari mossi da un primario interesse solidaristico - ma questo non c'entra nulla con la nostra discussione!).
Ed avendo seguito fin dagli albori le vostre vicessitudini, non credo di essere il primo degli incompetenti. Le ricordo che in moltissime realtà locali, molti miei colleghi hanno dovuto "riformare" sul posto di lavoro molti autisti-soccorritori che all'epoca presentevano parecchie carenze formative. E la questione allora giunse anche agli allori della stampa locale facendogli eco persino qualche interrogazione parlamentare. Per fortuna molti, dovendo questo diventare il lavoro definitivo, si sono adeguati alla nuova situazione e la cosa oggi è sicuramente migliorata, ma la dice lunga su come la "formazione" abbia operato nel passato.
Se poi la vuole mettere sulla questione dei costi, e questa è una questione politica, mi chiedo dove era lei quando il numero dei soccorritori è raddoppiato rispetto al numero iniziale? Ci vuole esperienza sul campo per comprendere cosa è accaduto? E che dire dei nuovi assunti che in fretta e furia furono sottoposti a corsi lampo per essere trasformati in autisti-soccorritori? Credo che il semplice cittadino, con l'esperienza di chi è costretto per senso civico a pagare le tasse, comprenda bene che qualcosa non ha funzionato. Gli LSU? Sono una sparuta minoranza? Ed allora? La vicenda esprime perfettamente come le modalità di selezione del personale poteva essere condizionato da esigenze non esclusivamente formative o meritorie.
Mi fa notare infine quali siano le figure professionali esistenti nei paesi anglosassoni in materia di emergenza sanitaria (consigliando Wikipedia per ottenre ulteriori informazioni, sperando che questa non sia la sua unica fonte!). Mi preme tuttavia farle notare che lo scrivente non ha dato dell'"analfabeta" a nessuno, ma si è voluto sottolineare come i corsi a cui lei fa riferimento non hanno ancora visto la luce in Italia ed esprimo un ottimistico pessimismo che ciò possa accadere.
Ma andiamo alla questione della ospedalizzazione dei pazienti. Quì forse è proprio lei a non avere le carte in regola per poter sostenere la questione della necessità o meno di ricoverare un paziente. Ma mi sottopone un dato che credo sia allarmante: le unità non medicalizzate lascerebbero a domicilio il 20-40% dei pazienti chiamati? Mi auguro che questo sia un dato riferito proprio al netto rifiuto di trasporto (espresso dal paziente e firmato secondo legge), perchè in caso contrario gradiremmo conoscere la consistenza di tale affermazione. Nel luogo di lavoro dove mi pregio di offrire la mia opera, la percentuale dei non ospedalizzati è proprio del 30% circa, ma non perchè il paziente rifiuta il ricovero (altrimenti perchè avrebbe chiamato se non per un bisogno di salute?), ma perchè il trattamento terapeutico viene adottato e prescritto da un medico e questo può essere eseguito al domicilio.
Vede, caro amico, quando un'ambulanza "prende" in un paese distante dal pronto soccorso (ma non vedo differenza in città) un paziente che non respira, non basta la sola intubazione (fra l'altro non eseguibile a paziente vigile) per farlo stare meglio o per salvargli la vita. La stabilizzazione del paziente non va confusa con il monitoraggio dei parametri vitali, nè bisogna incorrere nell'errore di tornare al vecchio sistema di "prendere" e "correre". L'ora d'oro in certe situazioni si esaurisce proprio in ambulanza ed è lì che serve che ci sia il pronto soccorso: sul territorio.
In ogni caso le devo ricoscere, a lei e al suo collega che in precedenza aveva scritto, il merito di aver sollevato una questione (quella della formazione) che è sicuramente necessaria per la sua professione, come è necessario il riconoscimento giuridico della sua attività e al tempo stesso - contrariamente a quanto leggo in giro in qualche blog e forum - ritengo che voi dovreste essere pagati meglio una volta ottenuta una qualifica di tipo sanitario o socio-sanitario.
Le auguro buon lavoro.
G. Magistro
MEDPRess.it
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