118. Riordino all'insegna dei tagli
Per Messina previsti 5 PTE contro gli storici 14. Lo SMI chiede per i medici del 118 il coinvolgimento nella scelta delle strategie territoriali.

Vincenzo Picciolo, responsabile SMI regionale per l'emergenza sanitaria territoriale.
Messina. La provincia di Messina si appresta a subire con molta probabilità un ulteriore taglio a discapito dell'emergenza sanitaria territoriale all'insegna del risparmio economico e della maggiore efficienza del servizio. Nei prossimi giorni infatti l'ASP di Messina verrà impegnata a Palermo a definire a tavolino il numero di PTE che potranno sopravvivere ai tagli imposti del piano generale di riordino del servizio sanitario regionale. Messina vanta infatti da circa un decennio ben 14 presidi territoriali di emergenza che hanno pure svolto compiti e funzioni di postazione medicalizzazta di ambulanza del 118. In altre parole, per quanto mai dotate di personale sanitario infermieristico completo previsto dalle varie normative che via via si sono susseguite, hanno comunque svolto un compito assistenziale di rilievo ottenendo di fatto una decentralizzazione degli interventi di pronto soccorso. Spesse volte infatti, sia la disponbilità di locali adeguati, sia la disponibilità di presidi medico-chirurgici e diagnostici, non derivano da reali impegni di spesa a carico delle aziende sanitarie, a carico delle quali dunque deriverebbero quasi esclusivamente i semplici costi di gestione. Ne deriverebbe dunque un risparmio irrisorio a fronte di un servizio ambulatoriale la cui abolizione peserebbe maggiormente a carico dei pronti soccorso, gli stessi che in realtà si vogliono oggi alleggerire.
Il grido d'allarme lanciato oggi dallo SMI per bocca del suo responsabile regionale di settore, Vincenzo Picciolo, è dunque rivolto verso questa direzione: «Il dibattito di oggi non è la pura e semplice difesa di posti di lavoro - dichiara Picciolo -, ma la organizzare del servizio, alla luce che in atto i nostri PTE non rispondono ai requisiti regionali».
«L’ASP di Messina - continua Picciolo - ha una esperienza di tutto rispetto. Non solo è stata la prima Azienda in Sicilia a medicalizzare tutte le ambulanze, ma ha a tutt'oggi una spesa del servizio percentualmente inferiore rispetto ad altre realtà Provinciali. Tutto questo porta ad immaginare un modello organizzativo il cui obiettivo strategico non è più la sola medicalizzazione dell’ambulanza, anche se è doveroso ricordare che l’azienda sta creando venticinque nuovi posti, ma una diversa organizzazione dell’assistenza, che non riguarda la sola emergenza primaria, cioè quella che in atto fa, ma una diversa organizzazione del servizio e del personale che può essere impiegato dai trasferimenti secondari, all’attività di supporto ai pronto soccorso, alle attività ambulatoriali ed alla nascente rete dell’infarto».
I medici del 118 lamentano dunque il rischio di essere tenuti fuori dalle decisioni che li riguardano non solo per questioni occupazionali, che dunque non sono assolutamente stae messe in discussione (anzì il numero dei medici aumenterebbe), quanto per le scelte strategiche di un servizio in cui sono coinviolti in prima persona e di cui non si capisce la ratio della loro esclusione dal comitato regionale per l'emergenza. Il rischio è, secondo Picciolo, che si possa giungere a creare un servizio di emergenza separato sia dagli ospedali che dal territorio. «E’ logico immaginare - conclude Picciolo -, non una rete dell’emergenza sanitaria separata dalle altre attività territoriali, ma una rete di assistenza territoriale integrata fra Punti Territoriali di Emergenza, postazioni di ambulanze medicalizzate ed i nascenti Punti Territoriali di Assistenza. Questo sistema territoriale permetterebbe sia la ottimizzazione delle risorse che una maggiore qualità dell’assistenza con una reale integrazione di attività fra territorio ed ospedale».