Calabria: fa discutere provvedimento della regione
Il provvedimento regionale dispone il ritorno di medici assunti come guardisti ma utilizzati come dirigenti medici nelle guardie di origine dopo oltre dieci anni.
Cosenza, 11.02.2007 - Come se non bastasse l'interpretazione con cui le regioni si ostinano ad applicare l'art. 64 dell'ACN sul rapporto ottimale dei medici della continuità assistenziale, in Calabria potrebbero essere compromessi centinaia di posti di lavoro per il varo di un provvedimento discutibile da parte della Regione. E' quanto afferma Crisarà, segretario nazionale di settore della FIMMG, sulle pagine del sito nazionale della stessa organizzazione sindacale. A sostenerlo in questa lotta vi è anche il suo segretario nazionale, Giacomo Milillo, il quale dichiara che il provvedimento adottato in Calabria «è un provvedimento che crea solo sfiducia nei cittadini e condanna alla disoccupazione chi ha garantito per anni la continuità assistenziale sul territorio».
Infatti, da oltre un decennio, circa 500 medici erano stati assunti con il contratto della guardia medica ma utilizzati in settori di attività di tipo non solo territoriale con funzioni di dirigente medico ospedaliero, garantendo tra l'altro il mantenimento di servizi sanitari che rischiavano già allora di chiudere. Dal primo febbraio un provvedimento della Regione prevede il reintegro di questi medici nelle postazioni territoriali nelle quali originariamente erano stati assunti.
«Ci apprestiamo a vivere una situazione che rischia di danneggiare molti cittadini calabresi e di aumentare la disoccupazione fra i camici bianchi della Regione», afferma Crisarà.
E conclude nelle pagine del sito FIMMG: «Negli ultimi dieci-quindici anni alcune ASL calabresi anziché bandire concorsi pubblici per personale medico da impiegare nelle proprie strutture, ha assunto medici con il contratto della Continuità Assistenziale, quindi con regolare assegnazione della postazione di guardia territoriale, per utilizzarli poi esclusivamente come dirigenti medici ospedalieri. Le postazioni di guardia territoriale, rimaste ovviamente sguarnite, venivano coperte da colleghi precari, con incarichi rinnovati di tre mesi in tre mesi. Una situazione assurda, che adesso rischia di diventare drammatica perché la Regione, dal primo febbraio, ha stabilito che i medici assunti con il contratto di Continuità Assistenziale debbano rientrare nelle postazioni assegnate e che i precari che hanno ricoperto finora il servizio possono andare a casa. Se il provvedimento della Regione dovesse avere seguito immediato, nel giro di poco tempo ci troveremmo con un grosso buco assistenziale sul territorio e con alcune centinaia di medici disoccupati. Il tutto a fronte di un risparmio di circa 2 milioni di Euro, risibile rispetto al dissesto finanziario della Sanità regionale».
E' stata comunque registrata, conclude Gallucci, segretario regionale della Fimmg Calabria, la disponibilità da parte dell'assessore alla sanità, Lo Moro, ad affrontare la situazione alla ricerca di "una situazione condivisa".