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La Repubblica - 24.11.2009
Ed. del 24.11.2009 - Palermo - pag. IV
Fabio Russello
Muore di influenza A dopo il vaccino
La talassemia, il diabete, una febbre altissima: giallo ad Agrigento
AGRIGENTO. Gisella, la donna di 45 anni morta domenica pomeriggio all'ospedale di Agrigento per le complicazionicausate dall'influenza A, aveva paura del virus. Temeva che l'H1N1 potesse aggravare le malattie che la affliggevano fin dalla nascita. Una paura che aveva esternato ad alcune delle amiche che periodicamente incontrava nel reparto di Ematologia dell'ospedale di Agrigento, dove andava per sottoporsi a un rito che tutti i talassemiei conoscono: la trasfusione di sangue. Durante quelle ore con l'ago conficcato nelle vene per permettere la "ricarica" di globuli rossi puliti, raccontava - non più di dieci giorni fa - della sua paura e soprattutto della sua intenzione di sottoporsi alla vaccinazione contro il virus. «Con tutti i malanni che ho - spiegava alle sue compagne del centro trasfusioni di Agrigento, quasi per esorcizzare il pericolo - mi manca solo l'influenza A».
Del resto la donna era un soggetto a rischio e ne era perfettamente consapevole: aveva la talassemia, il diabete, problemi alle ossa causati nell'infanzia proprio dall'anemia mediterranea che le rendevano difficile camminare. Anche le sue condizioni psicologiche non erano ottimali dopo le vicissitudini sentimentali che nel 2006 l'avevano portata alla separazione dal marito, un giovane rumeno conosciuto qualche anno prima. Con i problemi di salute, Gisella era abituata a convivere sin da bambina. Ecco perché la decisione, la scorsa settimana di vaccinarsi contro il virus A.
Si teneva costantemente informata sui rischi dell'influenza per i soggetti già alle prese con patologie croniche come le sue. Solo che probabilmente aveva avuto un'esitazione prima di rivolgersi al pronto soccorso, visto che quella maledetta febbre oltre i 40 gradi non accennava a scendere e che i problemi respiratori cominciavano ad aggravarsi.
Gisella era arrivata al pronto soccorso del San Giovanni di Dio - spiega il direttore sanitario, Antonello Seminerio - solo nella tarda mattinata di domenica, quando era già in condizioni di arresto cardiaco. Ad avvertire il "118" erano stati i vicini, che non vedendola da qualche giorno si erano preoccupati. Abitava in un appartamento in una frazione di Agrigento.
Ad aprire la porta sono stati i vigilidel fuoco: Gisella era immobilizzata sul suo letto. All'ospedale era giunta dopo almeno due giorni di febbre altissima, oltre i quaranta gradi. Le manovre rianimatorie messe in atto dai medici non hanno sortito alcun effetto, e Gisella è spirata nel primo pomeriggio di domenica.
Dal San Giovanni di Dio i medici frenano sulla relazione tra la morte e il virus: «Non vi sono dati oggettivi - dice Seminerio - che ci inducano a pensare che la causa del decesso sia l'influenza A. Va detto che la donna aveva gravissime patologie croniche. Quando è giunta qui, era molto grave: non abbiamo avuto neanche il tempo di sottoporla al tampone rinofaringeo». In assenza di esposti da parte dei familiari, la magistratura, che ha già ricevuto il rapporto stilato dagli agenti in servizio al posto di polizia, non ha ordinato esami necroscopici specifici. Ma per fugare ogni dubbio la direzione dell'ospedale ha insistito per l'autopsia. Il ministero della Salute, infatti, spinge perché la casistica sia la più precisa possibile.
Il caso ha fatto il giro della città, e la paura del contagio dilaga. Si tratta del sesto caso conclamato di influenza A in provincia di Agrigento, ma è il primo con esito mortale. Sgomento nel quartiere dove Gisella abitava e dove in tanti conoscevano molti aspetti della sua vita recente. segnata dalla malattia e dalle disavventure sentimentali che avevano minato la sua tenuta psicologica. Ma aveva tanta voglia di vivere, e per questo aveva deciso di vaccinarsi. Cercava di sfuggire a una minaccia che temeva e che alla fine l'ha condannata.
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