I SOLDI DELLA REGIONE. IL TESTO IN APPROVAZIONE ALL'ARS È STATO MODIFICATO DOPO GLI INTERVENTI DEI DIRIGENTI DI RUSSO
Infermieri «primari». L'assessorato detta le regole: niente promozioni in massa.
Carapezza:«Ci saranno solo 68 dirigenti semplici».
Il capo di Gabinetto di Russo: «Per le promozioni servirà una precisa esigenza aziendale». Ecco quanto guadagneranno i dirigenti semplici e i «primari».
PALERMO. Non saranno «todos caballeros». I 68 nuovi dirigenti delle aziende sanitarie siciliane, ìstituiti da una legge che dovrebbe essere approvata definitivamente martedì prossimo in Assembıea regionale, saranno a capo di «unità semplici» e dunque non saranno equiparabili a dei veri e propri primari. Solo in un secondo momento potranno essere promossi, ma dietro precisa motivazione dell'azienda. Insomma, il disegno di legge uscito dalla commissione Sanità all'Ars è stato fortemente modificato dall'intervento dell'assessorato regionale, così come spiega Giovanni Carapezza, capo di gabinetto dell'assessore Massimo Russo. E un risparmio ci sarà.
Per rendere meglio l'idea: secondo il contratto di categoria, un operatore sanitario, infermiere o tecnico che sia, prenderebbe di base, al lordo, all'incirca 24 mila euro all'anno. Un dirigente di struttura semplice arriverebbe invece intorno ai 48 mila euro. Mentre un «primario», sempre di base, ne guadagnerebbe intorno agli 80 mila.
Detto questo, la nuova legge prevede la nomina di 68 dirigenti semplici, che andranno a guidare quattro aree individuate all'interno delle 17 aziende siciliane: sono ostetricia e servizi infermieristici, tecnici delle professioni sanitarie (laboratori, radiologia), riabilitazione e infine vigilanza. Questi dirigenti, però, in un primo tempo saranno "primari" solo di nome e non di fatto, perchè faranno parte dello staff del direttore generale e resteranno subalterni al reparto.
«La nostra proposta, poi condivisa - precisa Carapezza - era di prevedere che solo in un secondo momento l'azienda sanitaria avrebbe potuto trasformare l'unità operativa in complessa, equiparabile cioè alla vecchia struttura di "reparto". Ma ciò sarà possibile solo in caso di un'effettiva esigenza e dietro precisa motivazione». A quel punto, dunque, i dirigenti saranno equiparati alla storica figura del primario e acquisiranno piena autonomia gestionale. Per procedere a queste promozioni, però, i direttori generali dovranno agire tramite accorpamenti o soppressioni, in modo da compensare i costi. Per questo motivo la legge non ha una copertura finanziaria in bilancio.
Il ddl originario prevedeva una strutturazione più rigida delle unità, con dei direttori che avrebbero guidato altri dirigenti a cascata. E quindi più nomine. «Ma il piano di rientro ci impone la riduzione delle unità complesse - dice ancora Carapezza - e noi vogliamo andare oltre la soglia prevista del 5 per cento. Abbiamo cercato di rendere più funzionali i nuovi dirigenti, che adesso potranno organizzare la turnazione del personale non più per reparto ma per area, evitando le "paralisi" nei periodi di ferie».
La norma, di cui Nino Dina, deputato Udc, è stato il primo firmatario, dovrebbe essere approvata definitivamente martedì prossimo. Dopo si attenderà la definizione delle piante organiche. Un'operazione che le aziende sanitarie dovrebbero portare a termine entro il prossimo mese di marzo. A quel punto, saranno banditi i concorsi per selezionare i dirigenti di ognuno dei quattro ambiti. Resta da sciogliere il nodo delle «procedure concorsuali»: dovrebbe spettare al direttore generale la scelta tra un bando aperto o riservato ai dipendenti interni. In attesa del risultato, queste figure saranno nominate tramite il conferimento di un incarico, valutando i singoli curricula.
A tal proposito, i segretari della Funzione pubblica della Cgil e dell'area medici, Michele Palazzotto e Renato Costa, chiedono che «il governo privilegi per le nomine i criteri di professionalità e meritocrazia».