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La Sicilia - 31.01.2010
Ed. del 31.01.2010 - I Fatti - pag. 9
Rossella Jannello
SANITÀ. Aperta inchiesta sul decesso di un neonato.
Da Catania a Palermo odissea dopo il parto bebé muore in ospedale
Tre trasferimenti in due giorni di vita.
Al Cannizzaro non c’erano posti in terapia intensiva. Burtone: «L’avevamo denunciato».

CATANIA. La Procura di Palermo ha aperto una inchiesta per fare luce sulla morte di un neonato: un dramma che si è consumato fra Catania, dove il piccolo è nato mercoledì scorso con un parto cesareo all’ospedale Cannizzaro, e Palermo, dove, nell’ospedale Cervello, il neonato è morto ieri. Un dramma che forse poteva essere evitato se si fosse subito trovato un posto per lui in Neonatologia intensiva, la struttura giusta per accogliere un neonato con quelle problematiche. E, proprio per fare luce su questa morte, forse evitabile, i genitori del piccolo - una coppia catanese, i signori Carmelo e Fiammetta Marletta hanno presentato un esposto ai carabinieri, che hanno sequestrato la cartella clinica. Il procuratore aggiunto di Palermo, Maurizio Scalia, che coordina le indagini, ha disposto l’autopsia sul corpicino, che sarà eseguita mercoledì prossimo.
Ecco la sequenza dei fatti fino al tragico epilogo, così come la ricostruisce il direttore dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Cannizzaro prof. Paolo Scollo. La donna, alla quarantesima settimana di gestazione nel pomeriggio del 26 gennaio viene ricoverata «per patologia materna»; «Al momento del ricovero - è scritto nella nota - la paziente è stata sottoposta ad accertamenti clinici ivi compreso il monitoraggio dello stato fetale che appariva rassicurante; durante la degenza la paziente veniva sottoposta a terapia medica appropriata».
La sera successiva la situazione però precipita: «la paziente accusava dolori pelvici per i quali veniva sottoposta ad esame cardiotocografico che evidenziava una condizione fetale non rassicurante». Da qui l’immediato parto cesareo «con la nascita di un bambino che presentava una depressione respiratoria. Il neonato, assistito dai neonatologi, data la necessità di terapia adeguata e non essendoci la disponibilità di un posto nel Reparto di Neonatologia dell’ospedale (che ne conta 4)» - nè evidentemente, nelle altre strutture catanesi «dedicate» nell’ospedale Garibaldi, al Policlinico e al Santo Bambino - «veniva trasferito con il servizio del 118 nell’ospedale Civico di Palermo».
Fin qui la vicenda catanese. Ma anche a Palermo, dove il neonato giunge in meno di un’ora, le cose non filano lisce: le condizioni del bambino, infatti, impongono un nuovo trasferimento nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Cervello. Nel terzo ospedale il neonato lotta ancora per un giorno fino alla morte nelle prime ore di venerdì. La sua mamma non l’ha nemmeno conosciuto.
«Avevo denunciato all’assessore Russo - ricorda il vicepresidente della Commissione parlamentare Errori sanitari della Camera, Giovanni Burtone - la carenza di posti letto nelle Unità di terapia intensiva degli ospedali catanesi. Avevo detto che questo rappresentava un grave pericolo e che era necessario correre ai ripari. Non è stato fatto nulla».
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