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Il Giornale - 01.02.2010
Ed. del 01.02.2010 - pag. 11
Melania Rizzoli
Basta rianimare quei ragazzi così li condanniamo a vegetare
Lettera aperta al ministro della Salute dopo il caso Crisafulli: non accaniamoci su chi arriva in ospedale clinicamente morto.
Caro ministro Fazio,
un anno fa, il 9 febbraio, nel nostro Paese veniva indotta la morte su Eluana Englaro e quest'anno, provocatoriamente nella stessa data, è stata prenotata la morte di un altro paziente vegetale permanente, Salvatore Crisafulli, da suo fratello Pietro, in Belgio, in una clinica vicino Bruxelles, con un'iniezione letale.
La famiglia non riuscendo più a garantire l'assistenza continua e domiciliare al proprio congiunto, è arrivata a tale drammatica decisione e a chiederne una morte «rapida». Caro ministro, mi rivolgo a lei che è medico e che è il garante della tutela della salute degli italiani, per dare un consiglia altrettanto drammatico: per favore non rianimiamoli più!
Non riportiamo più in vita quei giovani che arrivano nei pronto soccorso praticamente morti, e che assistiti con le moderne tecniche non muoiono più, curiamoli certo, ma senza accanimento, lasciandoli andare verso il loro destino, se poi non siamo in grado di assisterli nella vita recuperata.
Non li resuscitiamo più sul filo della morte, né riattiviamo tutte le funzioni vitali e tutti gli organi, se non sappiamo risvegliare la loro coscienza e se poi li lasciamo in abbandono terapeutico e morale a carico di genitori anziani che non hanno la forza fisica ed economica per occuparsene.
Il coma vegetativo persistente è un ostato clinico relativamente nuovo ed assolutamente artificiale, perché creato e provocato da noi medici, grazie all'avanzamento delle terapie e delle tecniche di rianimazione.
Fino a vent' anni fa non esisteva, non c'era, perché fino ad allora si moriva e basta. Semplicemente, così com'era segnato nel proprio destino. Oggi invece si tenta la rianimazione di qualunque persona incidentata che arriva in ospedale in coma, e spesso riesce poiché si tratta quasi sempre di soggetti giovani, con organi giovani, esenti da patologie, e che si rianimano con facilità.
Il medico rianimatore non sa per quanto tempo il paziente è stato in carenza di ossigeno cerebrale, e più questo tempo è stato lungo, minori sono le probabilità del risveglio della coscienza, quella sì insensibile a qualunque terapia intensiva.
Oggi i pazienti in coma vegetativo persistente in Italia sono un piccolo esercito, circa 2800, e quando, dopo le prime cure intensive, diventano autonomi dai medici e dalle macchine, vengono «dimessi» e riconsegnati ai familiari che devono assisterli, arrangiarsi ed organizzarsi. Devono cioè occuparsene a tempo pieno.
Avete idea di cosa significhi prendersi cura di questi corpi vegetali per 24 ore al giorno? Vuol dire annullare la propria vita e dedicarsi completamente al nuovo lavoro, imposto dal destino e dallo Stato, vuol dire lavare e cambiare pannoloni, preparare passati di verdure e di carne da imboccare, fare iniezioni e pulire cateteri, girare e sollevare il corpo spastico giacente a letto, che sbava, che geme e non comunica, significa frequentare solo farmacie e asciugare lacrime e sudori di entrambi.
Caro ministro Fazio, se lo Stato che lei rappresenta aiuta un suo cittadino a non morire, deve poi anche aiutarlo a vivere con dignità la vita che gli è stata restituita. È innaturale far insorgere in un genitore il desiderio di morte del figlio, la ricerca di eutanasia attiva o passiva, perché quella vita che gli è stata riconsegnata è più dolorosa e drammatica della morte stessa. È ingiusto dibattersi intorno a una legge che regoli il fine vita, nel timore che casi come questi si moltiplichino senza che lo Stato assicuri delle prospettive di assistenza medica e fisica adeguata, trasformando dei casi clinici in casi di coscienza.
Caro ministro, convochi un tavolo Governo-Regioni per colmare questa lacuna, per prevedere una spesa dedicata a garantire assistenza vera e continuata a tutte le famiglie che lo desiderano e che lo necessitino, e al ricovero cronico e assistito a coloro che a casa non possono stare. Non lasciamo soli nella disgrazia coloro che la disgrazia l'hanno già avuta, e soprattutto aiutiamoli.
Aiutiamoli anon distruggere la propria vita mentre assistono la vita già distrutta dei loro cari.
Melania Rizzoli
*Medico e parlamentare Pdl
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